L’ambiente – Paolo Borin

Tratto nuovamente dal libro L’emozione di educare, il Prof. Paolo Borin psicologo descrive come l’ambiente può inibire o stimolare, sia le attività che vi si svolgono, sia le relazioni che al suo interno si stabiliscono.

Si potrà pensare che non serve nessuna evoluzione poiché per la formazione delle giovani menti e per la loro istruzione nel campo dei saperi, non serve altro che un tavolino sul quale scrivere e studiare.

Giustamente la creatività rimane rinchiusa nei quattro lati del tavolino, dal quale il pensiero del bambino cercherà di fuggire, cosi come anche il corpo impossibilitato al movimento. L’esigenza di queste condizioni deve trovare luogo e maturare, come convinzione, nella mente dell’educatore, poiché è da li che inizia il processo che cambia l’educazione.

La tradizione immobilista deve far spazio ad una scuola attiva, di esperienza diretta e che lavora nella cooperazione di gruppo (anziché sulla competizione e sulla contrapposizione). La scuola è, o dovrebbe essere, il luogo dove gli educatori lavorano per migliorare le condizioni e le qualità di vita dell’uomo nella società civile.

L’ambiente è in stretto parallelismo con il gruppo, dove il cambiamento è dato dalle relazioni, dal ritmo dei bisogni dei bambini per i quali il maestro osserva, analizza, valuta e trasforma l’ambiente di conseguenza.

Essere educatori in maniera piena e convinta, richiede l’assunzione di quel ruolo di catalizzatore delle energie di un gruppo, sia quando si sta snodando un percorso costruttivo e positivo , sia quando le difficoltà e conflitti esigono pazienza, competenza, chiarezza, coerenza. Un ruolo importante, al quale pochi si sentono di poter far fronte veramente. Da questo nasce la voglia di fuggire, di rifugiarsi nel più semplice ruolo di istruttore, di insegnante. Là, è tutto più semplice.  […]

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